MOCAA Museum in Cape Town, Sud Africa

 

https://www.zeitzmocaa.museum/

 

Il conto alla rovescia sull'home page del sito scandisce il tempo rimasto per il grande Vernissage di quello che promette essere il più grande Museo d’arte contemporanea in Africa e uno dei luoghi d’arte più affascinanti del mondo. Il grande giorno è previsto per il 22 settembre 2017.

 

Sono oltre cento gli spazi, tra cui ottanta gallerie, che troveranno posto in un gigante ex Silo riconvertito e oltre all’arte contemporanea nata sul continente, convoglierà tante opere della Diaspora nera finora ammirata da critica e pubblico nelle più importanti gallerie europee e di altri continenti. La città d’elezione di questa mastodontica impresa è Città del Capo, in Sud Africa, che si è sempre contraddistinta per fermento culturale e crocevia di eventi di grande rilievo internazionale, grazie ad una preziosa rete di collaborazioni con gallerie, università dentro e fuori il Paese. Tra le prime mostre in programma spiccano i nomi di Nandipha Mntambo (Swaziland), l’artista attivista Kudzanai Chiurai (Zimbabwe) ed Edson Chagas (Angola, Leone d’Oro alla Biennale di Venezia 2013). Il Museo sarà anche centro d’eccellenza per performance, programmi educativi e culturali, convegni, ricerca, fotografia, critica d’arte. Nove piani e diecimila metri quadri di meraviglia in cui ha creduto anche l’imprenditore tedesco Jochen Zeitz (ex CEO della Puma) che ha prestato al Museo MOCAA, e per un lungo periodo, la sua collezione d’arte e ha sponsorizzato buona parte dell’impresa (creando una fondazione). Il progetto e la sua realizzazione è a cura del prestigioso Heatherwick Studio di Londra.

 







Un sito da cui scaricare gratuitamente libri d'arte



http://www.metmuseum.org/research/metpublications

Mostra CIRCUS, 9-15 giugno, 2011, Palazzo M, Latina - Fotografie di Claudia Chittano, scritti di Rosa Manauzzi

"Ad ognuno un volteggio, un salto e anche un caduta, ogni tanto, così, per prendersi gioco della perfezione" - r.m.
"Ad ognuno un volteggio, un salto e anche un caduta, ogni tanto, così, per prendersi gioco della perfezione" - r.m.

L'incontro è il tempo fermato, per noi, solo per noi, per la riconoscenza di esser vivi, per la gioia di condividere meravigliosi stupori...

Qualunque sia il vostro sostegno, tuffarsi ed equilibrasi in movimento... oscillare gioiosamente tra un capriccio e l'altro del destino.

r.m.

...lasciarsi prendere dall'attesa tranquilla... come uccelli appollaiati sul nulla... come canne di bambù in cui soffia il vento...

Manifesto della mostra Circus

Circo equidistante dalla fine e dal principio

Scoprirsi sospesi, poggiare su una superficie e sentirsi mancare. Sembra che non ci sia sostegno che possa assicurarci alla terra; malgrado i tanti passi non abbiamo messo radici. Troppi eventi troppe persone troppi tentennamenti ci hanno allontanati dalla certezza.

Attendere, lasciarsi prendere dall’attesa tranquilla, come uccelli appollaiati su una nuvola bianca. Ed avremo all’improvviso gambe leggere, piedi leggeri, saremo canne di bambù in cui soffia il vento. Saremo creature leggere percorse dal cielo, eppure in grado di camminare. Allora, allora si, raggiungeremo una grazia corporea tale che non ci riconosceremo più gli uni con gli altri. E ci ameremo per quello che siamo, il nulla al centro del nulla.

Ma che sprazzo luminoso, che grande bagliore che siamo. Abbracceremo l’istante perché sapremo vederne il valore, abbracceremo il fratello che incontriamo per caso perché sapremo riconoscere che l’incontro è un tempo fermato, per noi, solo per noi, per la riconoscenza di esser vivi, per la gioia di condividere meravigliosi stupori.

Qualunque sia la nostra presa, che ci tenga aggrappati per i piedi o per le mani o se, come da un trespolo  invisibile, contempliamo la terra e il cielo, tuffarsi ed equilibrarsi in movimento è sempre un miracolo. Cosa ci priva di esser felici? Il tempo? La mancanza di qualcosa o qualcuno? No, il non sapere oscillare gioiosamente tra un capriccio e l’altro del destino.

Il barcollare ingenuo degli ubriachi e le capriole maldestre del clown ci insegnano che cadere e rialzarsi sono una sola cosa, un’avventura del corpo e una risalita dell’anima.

Il gioco degli equilibri va mantenuto, il tuffo dell’angelo del cielo va rispettato. Perché non c’è precipizio da cui non possiamo rinvenire, non c’è colore che non possa rinsavirci. Ogni sfumatura è una cura che attende di essere afferrata.

La vita, in fondo, è un gioco di prestigio ripetuto ogni volta che vogliamo. Scivolare giù senza più paura, spiccare un volo in su. Camminare su un filo sospeso e andare avanti solo avanti certi che arriveremo.

Un flamenco impazzito imprime le impronte in mezzo alla pista battuta dai cavalli in cerchio; un calpestio all’unisono che dice “noi siamo qui”, “insieme”,  “ancora”, “ora”! La musica riempie ogni spazio, diventiamo anche noi vibrazioni e ci espandiamo per empatia emozionale col volo d’angelo e la risalita, la natura e la riconoscenza.

Ad ognuno un volteggio, un  salto, e anche sempre una caduta, ogni tanto, così, per prenderci gioco della perfezione. Un naso rosso e siamo tutti al sicuro. Un buffo cappello, un sorriso da un volto troppo truccato, luci che annullano tristezze di strada, un trapezio abitato da figure angeliche, una prova di forza… Un palloncino che fa pum e si perde lontano.

r.m.

 

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