Vi propongo un documentario del regista Gianfranco Pannone (1963) dedicato a L’Aquila. E vi riporto le parole di Ignazio Silone da cui il doc trae ispirazione.

Pannone è, tra l'altro, autore di un suggestivo doc dal titolo “Scorie in libertà”, sulla centrale nucleare di Borgo Sabotino di Latina.

“Nel 1915 un violento terremoto aveva distrutto buona parte del nostro circondario e in trenta secondi ucciso circa trentamila persone. Quel che più mi sorprese fu di osservare con quanta naturalezza i paesani accettassero la tremenda catastrofe. In una contrada come la nostra, in cui tante ingiustizie rimanevano impunite, la frequenza dei terremoti appariva un fatto talmente plausibile da non richiedere ulteriori spiegazioni. C'era anzi da stupirsi che i terremoti non capitassero più spesso. Nel terremoto morivano infatti ricchi e poveri, istruiti e analfabeti, autorità e sudditi. Nel terremoto la natura realizzava quello che la legge a parole prometteva e nei fatti non manteneva: l'uguaglianza. Uguaglianza effimera. Passata la paura, la disgrazia collettiva si trasformava in occasione di più larghe ingiustizie.

Non è dunque da stupire se quello che avvenne dopo il terremoto, e cioè la ricostruzione edilizia per opera dello Stato, a causa del modo come fu effettuata, dei numerosi brogli frodi furti camorre truffe malversazioni d'ogni specie cui diede luogo, apparve alla povera gente una calamità assai più penosa del cataclisma naturale. A quel tempo risale l'origine della convinzione popolare che, se l'umanità una buona volta dovrà rimetterci la pelle, non sarà in un terremoto o in una guerra, ma in un dopo-terremoto o in un dopo-guerra.”

Questa la storia raccontata da Ignazio Silone in Uscita di sicurezza (1949), racconto e poi libro omonimo. Tra l’altro, racconta il terremoto che colpì gran parte della Marsica, uccidendo migliaia di persone, tra cui la madre. Il suo vero nome era Secondino Tranquilli ed era di Pescina dei Marsi (L’Aquila)

Nel libro racconta un’Italia particolarmente rassegnata ad ogni tipo di sopruso, passiva, vittima di ingiustizie private e di Stato, in balìa di ricchi prepotenti (anche di sinistra, ché la prepotenza mica ha un colore politico) pronti a sfruttare il prossimo e umiliarlo pur avendo torto. “Socialista senza partito, cristiano senza chiesa”, Silone produce letteratura e impegno socio-politico insieme; le sue denunce sono prese pubbliche ancorate al suo tempo e proiettabili nello spazio tempo di questo Paese che a distanza di anni non è molto cambiato.

Una curiosità: il libro fu rifiutato da Mondadori, già editore esclusivo dell’autore; fu quindi pubblicato da Vallecchi nel 1965; bocciato dal Premio Viareggio, vinse il premio Marzotto per la letteratura. Il pubblico, ad eccezione di molti schierati a sinistra, amò a tal punto l’opera che in tre anni si ebbero ben 10 edizioni e 5 traduzioni all’estero.

Il racconto “Uscita di sicurezza” apparve inizialmente in edizione inglese e americana in un’antologia che conteneva scritti di R. Wright, L. Fischer, A. Gide, A. Koestler. La versione italiana fu pubblicata nella rivista “Comunità” (sett.-ott.1949, n.5) e in Il dio che è fallito (Milano, 1950), libro che si interroga sul Comunismo e il suo fallimento. In seguito uscì nelle Edizioni della “Associazione italiana per la libertà della cultura”, Roma 1951, 1955. L’impegno comunista era stato per Silone “una vita d’uscita” dalla vita difficile che aveva dovuto affrontare, la spinta propulsiva per l’impegno culturale e sociale e infine la delusione per i limiti che l’appartenenza ad un partito implacabilmente comporta in particolare per un intellettuale. Stretto tra il rifiuto del Comunismo da un parte e il rifiuto del Fascismo dall’altra, Silone si rese infine libero da ogni coinvolgimento, pagando fino in fondo la sua scelta, tuttavia al servizio dell’arte e attraverso questa del pubblico. Al servizio ma mai asservito.

 

Header: Promontorio del Circeo (Latina). R.M. 

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L'Erudita / Perrone Editore - Roma. Giugno 2018.

Una piazza di Otranto

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